giovedì 13 gennaio 2011

«Non c'è più religione... per chi non la vuole»

Banner campagna ora alternativa


Troppo spesso si parla di diritti dei cittadini, soprattutto quando questi diritti vengono negati dallo stesso stato che dovrebbe esserne garante per tutti.

Ci sono però anche diritti che non vengono negati, ma che non possono essere esercitati per carenze e inadempienze di vario genere (volute o meno). Ma se un diritto viene concesso con l'impossibilità poi di essere esercitato, è equivalente, né più né meno, ad un diritto negato.

L'insegnamento della religione nella scuola pubblica è una aperta violazione alla laicità della Repubblica Italiana sancita dalla Costituzione [1][2]. Ma c'è e continuerà ad esserci per diverso tempo a venire. Difficilmente la Chiesa cattolica si priverebbe di un meccanismo di indottrinamento più pervasivo e capillare del catechismo e della messa domenicale.

L’ora alternativa a quella di religione cattolica è però un diritto che la scuola italiana è obbligata a garantire. Il Tribunale di Padova ha stabilito, con un’ordinanza del 30 luglio 2010, che la sua mancata attivazione costituisce “un comportamento discriminatorio illegittimo”.
Ma quante scuole hanno finora attivato l'ora alternativa?




L'UAAR, già promotore del Progetto Ora Alternativa dal 2006, sta ora lanciando la campagna di informazione con lo slogan «Non c'è più religione... per chi non la vuole». La campagna pubblicitaria, volta a sensibilizzare e soprattutto ad informare sulla questione, riguarderà giornali e riviste di livello nazionale, banner su internet e cartoline distribuite davanti alle scuole. Sul sito UAAR sono disponibili facsimili e lettere da inviare alle scuole che non abbiano ancora attivato l'ora alternativa, e una sezione contenente utile materiale per gli studenti.

Personalmente ritengo che l'insegnamento della religione, come svolto ora nella scuola pubblica italiana, sia un male per diverse ragioni, che meritano da sole un post a parte. Non penso di eccedere se affermo che è praticamente un'imposizione immorale. E rimane un'imposizione anche se ogni scuola fornisse realmente la possibilità di usufruire dell'ora alternativa: penso ad un bambino che affronta il primo anno di scuola elementare e si trova da solo a frequentare un'ora di lezione separato dai compagni. Quanto tempo passerà prima che i genitori acconsentano alle richieste del bimbo di tornare assieme ai suoi compagni?
Solo con la diffusione della scelta dell'ora alternativa ad una percentuale significativa degli alunni si potrà dire di essere in una reale situazione di parità di diritti. Ma spetta a tutti i non credenti farsi avanti affinché questi diritti non rimangano solo sulla carta.

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